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Tu puoi portare il bue assetato al ruscello, ma poi deve essere lui a bere…

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Una delle cose più difficili che ho dovuto imparare ad accettare nel mio percorso di crescita è il famoso “libero arbitrio”.

Da sempre la condivisione è stato uno dei motori più efficaci e presenti nella mia vita.

Scoprire che si può stare ancora meglio, che ci sono strumenti per farlo, che si può alzare la qualità della propria vita, gestire le emozioni, perdonare, lasciare andare, ecc… ovviamente ha fatto scattare in me, ai tempi, un impulso incontenibile di condividere con le persone a me più vicine, penso che anche a te accada la stessa cosa, se scopri qualcosa di bello e produttivo, le prime persone a cui lo comunichi sono quelle più vicine, giusto?

E fin qui nulla di strano…

Peccato che a quella condivisione legavo spesso una aspettativa inconscia, quella di essere seguita, quella di coinvolgere loro nello stesso processo di crescita, di fare in modo che facessero quello che dicevo io.

Che sembra anche abbastanza normale come cosa…

Ti dico che c’è un modo per star bene, che io lo sto sperimentando in prima persona, cos’altro serve? Se ti fidi di me mi segui… non fa una piega…😳

E qui casca l’asino…o meglio il bue…😉

Non funziona così…

La realtà è ben diversa dalle aspettative.

Inizialmente non mi capacitavo della cosa e, addirittura, la prendevo sul personale, come un affronto, una mancanza di fiducia e ci ho messo un po’ per sganciare questo meccanismo e passare all’accettazione.

Ciò che è buono e giusto per me non è detto che lo sia anche per l’altro o meglio, anche se lo fosse, non è detto che l’altro ne veda l’utilità o voglia sperimentarlo e soprattutto nel momento in cui lo dico io.

Ognuno di noi ha dei parametri di valutazione, dei filtri tramite i quali sceglie cosa trattenere e cosa lasciare andare.

In più, ognuno “ha i suoi tempi”…sentita mai questa espressione?😉

Forzare l’altro può sortire l’effetto contrario, specialmente se il tuo attaccamento alla cosa risulta evidente.

Qui non si contesta l’intento certamente nobile della cosa, ma l’aspettativa.

Io ho imparato sulla mia pelle che l’aspettativa e l’attaccamento hanno sortito l’effetto opposto nel senso che se avessi mollato l’osso, probabilmente la persona in questione sarebbe giunta prima al mettersi in gioco e in discussione, ma il mio attaccamento ha ritardato il processo.

Non appena ho mollato, nel caso specifico, la persona mi ha seguita.

Quante volte capita la stessa identica cosa a te nella vita di tutti i giorni?

Ti “aspetti” che con le tue indicazioni tuo figlio vada bene a scuola, tuo marito/moglie si comporti “bene”, i tuoi dipendenti generino quel risultato, il tuo socio faccia le cose proprio come le faresti tu, ecc…

L’aspettativa è una brutta bestia perché si porta dietro regole, schemi e paletti e se il risultato non risponde ad essi, frustrazione, rabbia, delusione saranno la naturale conseguenza.

Ho dovuto “accettare” il fatto che tu puoi dare l’opportunità di migliorare, efficientare, puoi far vedere una via, ma poi deve essere la persona a decidere di imboccarla, puoi portare il bue assetato al ruscello, ma poi deve essere lui a bere…

Facile?

No, specialmente se si tratta di persone a cui tieni parecchio, ma è proprio in nome di questo che devi rispettare la libertà dell’altro.

Ognuno ha il suo percorso da fare e non siamo di certo noi a decidere come e quando per l’altro.

Ciò che possiamo fare è indicare un modo, una strada, un’occasione, ma il tutto si deve fermare qua, pena è non solo la frustrazione, rabbia, dispiacere di cui ti parlavo prima ma anche una responsabilità che non spetta a te: quella di manipolare un percorso personale che può ritorcersi contro te e la persona in questione.

Ho completamente sganciato questo meccanismo quando, in una lunga e bellissima conversazione con mio padre, ho capito che non solo io sono nata per realizzare una mission e quindi per esperire la vita, non solo il mio percorso posso camminarlo io soltanto, ma anche lui e tutti quanti gli altri…pensa te che scoperta…😳( sembra la cosa più naturale del mondo ma un conto è dirlo e saperlo razionalmente, io credevo di saperla già questa cosa….un conto è sentirlo e consapevolizzarlo nelle viscere, mollare l’aspettativa, liberare e liberarsi dall’aspettativa).

Io non gradirei rallentamenti o accelerazioni dettati da altri a meno che non sia io a sceglierli ed a cogliere le opportunità….allora perché devo pretendere questo dagli altri?

Non è contraddittorio?

Non è non logico?

Per tutta la vita ho cercato di mediare in rapporti complicati a volte violenti, ho cercato di intercedere incaponendomi per “migliorare” la qualità di vita di altri a volte forzando le cose…

Si l’intento era sempre buono, ma era sporcato dall’aspettativa.

Sembra banale ciò che scrivo, ma se ne hai colto il vero senso non lo è affatto ed è una gran liberazione scoprire che il mondo non si regge su di te, che non hai il potere di cambiare il mondo, che non dipende tutto da te…

Ciò che ti spetta è seguire la strada della tua di vita e, se proprio non puoi farne a meno, indicare una buona strada ad altri…tutto qua.

Non c’è atto d’amore più grande dell’accettazione totale della libertà dell’altro…

Scoprirai che il buon esempio è il miglior modo per migliorare il mondo!🦋

 

 

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