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Patch Adams

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Il personaggio reale ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo e ho potuto VEDERE un genio vero e proprio che, come tutti quelli veri, ha dovuto lottare con una società conformata che non ha fatto altro che etichettarlo e perseguitarlo come “matto” e bisognoso di cure psichiatriche.
Lui, per tutta risposta, si fa spazio tra i medici tradizionali e introduce la risoterapia nei primi anni settanta.

Il film del 1998, con protagonista Robin Williams.
tratto dalla sua autobiografia
“Gesundheit: good health is a laughing matter” ovvero
“La buona salute è una questione di risate.”

Hunter Adams é un giovane instabile che tenta più volte il suicidio e ad un certo punto, dopo l’ennesimo tentativo decide di farsi ricoverare in un ospedale psichiatrico.
Una grande fonte di ispirazione per lui fu il suo compagno di stanza che gli fece notare come non bisogna limitarsi a quello che vediamo, ma dobbiamo imparare a vedere “oltre”.

Questo episodio fu rivelatore per lui tanto che decide di dimettersi e studiare medicina per ribaltare completamente la visione fredda, distaccata e univoca che ha la classe medica nei confronti del paziente.
I pazienti sono numeri e cartelle cliniche e questo per Patch è inconcepibile.
E’ proprio nella clinica che si accorge come il mondo medico sia disinteressato ai pazienti e decide di iscriversi alla Facoltà di Medicina.
Durante gli studi Hunter porterà avanti la sua battaglia per potare un po’ di sorriso in ospedale, e cambiare la percezione del paziente finora classificato come un “numero”.

Ecco perché la sua carriera universitaria sarà costellata da infrazioni costanti del protocollo pur di portare un sorriso tra i pazienti e questo, naturalmente creerà malcontento da parte della comunità medica che lo espellerà.

Insieme a due amici riesce ad aprire una clinica gratuita con lo scopo di istituire un modello sanitario fondato sulla solidarietà e sul contatto umano.
Il sorriso, in questo modello, assume una forma terapeutica da affiancare alle terapie cliniche.

Patch alla fine riuscirà a farsi riaccogliere dalla Commissione medica e a terminare gli studi grazie al discorso che tenne di fronte ai medici stessi :

“Cos’ha la morte che non va?
Di cosa abbiamo così mortalmente paura?
Perché non trattare la morte con un po’ di umanità e dignità e decenza e, Dio non voglia, perfino di umorismo?
Signori, il vero nemico non è la morte.
Vogliamo combattere le malattie?
Combattiamo la più terribile di tutte: l’indifferenza.”

Secondo Adams, l’humour è stato da sempre ritenuto salutare, fin da Ippocrate.

“ L’humour è l’antidoto per tutti i mali.
Credo che il divertimento sia importante quanto l’amore.
Alla fin fine, quando si chiede alla gente che cosa piaccia loro della vita, quello che conta è il divertimento che provano, che si tratti di corse di automobili, di ballare, di giardinaggio, di golf, di scrivere libri.
La vita è un tale miracolo ed è così bello essere vivi che mi chiedo perché qualcuno possa sprecare un solo minuto!
Il riso è la medicina migliore”
Patch propone altresì un nuovo modello di approccio alla morte, un approccio “divertente”…. ecco perché è bene circondare i pazienti degli affetti familiari e degli amici.
« Ogni volta che l’ho fatto, dall’esperienza della morte è stato rimossa buona parte della paura.
Spesso, rendere familiare un’esperienza di vita, riduce l’ansia che essa genera.
Chiedo ai pazienti di immaginare che tipo di morte vorrebbero, non perché voglio sminuire la tragicità della perdita di tutto, ma perché si trasformi in un’esperienza che può avvicinarci come famiglia.
Questa è la ragione per cui sostengo la morte divertente.”
“Siamo qui per aiutare i pazienti a vivere la più alta qualità di vita e, quando non è più possibile, per facilitare la più grande qualità di morte.”
Questo film è un condensato emozionale a 360 gradi; c’è pianto e riso, tristezza e allegria, rabbia e gioia, ecc…

Al di la del film, conoscere Patch dal vivo è un’esperienza…
Ho visto filmati del suo operato reali, il suo naso e i suoi vestiti improbabili entrare in casa di una signora in fin di vita, provata da tutte le cure, ridere a squarciagola dopo pochissimi minuti. Un toccasana per l’anima…

Raccontò di quanto fosse assurda la legge medica che prevedeva un tempo circoscritto per ogni paziente ( due minuti se non erro)… e di come una volta lui stette con un paziente ad abbracciarlo per due ore…

Sentire dalla sua viva voce la concezione che ha di Dio come di “ un Dio che posso abbracciare”, arricchente come pochi…
Dice infatti che Dio è in ogni cosa e persona, è reale a tal punto da poterlo toccare, abbracciare… in ogni paziente c’è Dio…

La gioia di vivere e l’allegria come cura guaritrice… grande messaggio e grande esempio!

 

 

 

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