Le persone non sono i loro comportamenti…

[et_pb_section admin_label=”section”][et_pb_row admin_label=”row”][et_pb_column type=”4_4″][et_pb_text admin_label=”Testo” background_layout=”light” text_orientation=”left” use_border_color=”off” border_color=”#ffffff” border_style=”solid”]

Da bambini è naturale essere guardati e accuditi con tenerezza, se facciamo un errore siamo facilmente perdonati e, anzi, è una buona occasione per l’adulto di riferimento, per insegnarci ciò che è buono e ciò che non lo è, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che si fa è ciò che non si fa…

Mano mano che cresciamo quella tenerezza e quella cura, lasciano spesso il posto all’impazienza e alla rabbia fino ad arrivare, purtroppo, a volte, all’indifferenza.

Come sarebbe se anche da adulti avessimo le attenzioni, le tenerezze e la cura di quando eravamo più piccoli?

Come sarebbe se ci insegnassero a trattare chiunque incrociamo sul nostro cammino con la stessa cura?

Come sarebbe se ad ogni errore ci fosse qualcuno pronto a farci trarre un insegnamento invece di essere giudicati, criticati, condannati senza remissione di peccato?

Certo ci sono cose non facili da digerire e che vanno assolutamente condannate, questo non esime dal rispetto e dal trattare l’altro come un essere umano.

Ricordiamoci che le persone non sono i loro comportamenti…

Nessuno nasce cattivo, delinquente, ribelle…

Qualcuno acquisirà questi comportamenti per una serie di sfortunate variabili che si incroceranno, ma niente e nessuno potrà mai cambiare la sua natura di essere umano e in quanto tale persona che agisce per evitare il dolore e andare verso il piacere, che agisce per proteggersi…

Sono i comportamenti che adotterà ad essere buoni o cattivi, giusti o sbagliati, ma ciò non modifica in nessun modo la sua essenza.

Ogni tanto ripropongo la storia che segue perché penso che dia il senso vero del “prendersi cura”, del riconoscere l’altro, del “vedere” al di là del comportamento…

-C’è una tribù in Africa, dove la data di nascita di un figlio non viene conteggiato da quando nasce, né da quando è concepito, ma dal giorno in cui il bambino era un pensiero nella mente di sua madre e quando una donna decide che avrà un bambino, va fuori, si siede sotto un albero da sola e ascolta fino a quando può sentire il canto del bambino che vuole venire.

Dopo aver sentito la canzone di questo bambino, lei torna da colui che sarà il padre del bambino,  la insegna a lui e poi, quando fanno l’amore per concepire fisicamente il bambino, per un po’ di tempo cantano la canzone del bambino, come un modo per invitarlo.

Quando la madre è incinta, insegna la canzone del bambino alle levatrici e alle vecchie donne del villaggio, in modo che quando il bambino sta per nascere, le donne anziane e le persone intorno a lei cantino la canzone del bambino per accoglierlo.

Agli altri abitanti del villaggio viene insegnata la canzone del bambino.

Se il bambino cade, o si fa male al ginocchio, qualcuno lo raccoglie e gli canta il suo canto. Se il bambino fa qualcosa di meraviglioso o partecipa ai riti della pubertà, la gente del villaggio canta la sua canzone come regalo per onorarla.

Nella tribù africana c’è un’altra occasione in cui gli abitanti del villaggio cantano al bambino.

Se in qualsiasi momento durante la sua vita, la persona commette un crimine o un atto sociale aberrante, l’individuo è chiamato al centro del paese e le persone della comunità formano un cerchio intorno a lui o lei e poi gli cantano la sua canzone.

La tribù riconosce che la correzione per un comportamento antisociale non è la punizione ma l’amore e il ricordo della propria identità.

Quando riconosce la propria canzone, sparisce la voglia o il bisogno di fare ancora cose che possano ferire un altro essere umano.

…e va così la loro vita.

Nel matrimonio, le canzoni sono cantate, insieme.

…e infine, quando questo bambino è sdraiato sul letto, pronto a morire, tutti gli abitanti del villaggio conoscono il suo canto e cantano, per l’ultima volta, il canto a quel bambino diventato grande…

Che tu possa circondarti di persone che conoscono la tua canzone, per ricordarti costantemente la tua essenza e la bell’Anima che sei…

 

 

[/et_pb_text][et_pb_image admin_label=”Immagine” src=”http://racheledibona.info/wp-content/uploads/2016/12/dem_BYY_17_BA.jpg” show_in_lightbox=”off” url=”http://racheledibona.info/?page_id=433#header” url_new_window=”off” use_overlay=”off” animation=”off” sticky=”off” align=”center” force_fullwidth=”off” always_center_on_mobile=”on” use_border_color=”off” border_color=”#ffffff” border_style=”solid” saved_tabs=”all”] [/et_pb_image][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Commenti

commenti

Lascia un commento

Pin It on Pinterest

Share This