La vita è bella

Orgoglio italiano e non solo per il meritatissimo premio Oscar.

Questo è quel che si suol dire un vero e proprio capolavoro che contribuisce a quell’eredità umana sana, miracolosa, pulita, emozionante al punto da toccare le viscere.

La storia la conosciamo tutti, riprende la vita di Guido, un brav’uomo appassionato di indovinelli e suo figlio Giosuè, in un campo di concentramento durante uno dei periodi neri della nostra storia.

Si parte dal prima, dalla normalità di vita di una bella e felice famiglia per poi arrivare alla vita completamente stravolta in un campo di concentramento, la separazione dall’amata “principessa”, gli orrori e…. il protagonista assoluto:

“IL GIOCO”.

Pur di proteggere Giosuè dagli orrori della realtà, infatti, Guido sin dall’inizio del tragico viaggio in treno, racconta a Giosuè che stanno partecipando a un gioco a premi, in cui si dovranno affrontare numerose prove per vincere un carro armato vero.

Si spaccia anche per interprete del comandante tedesco, per “tradurre” le regole del lager, imposte ai prigionieri, in un emozionante e divertentissimo gioco.

Col passare dei giorni Giosuè entra attivamente nel vivo del “gioco”, tra le cui “regole” c’era quella di rimanere nascosti nella camera riservata a suo padre e ad altri prigionieri, in realtà per evitare che, una volta trovato, fosse destinato alla camera a gas.

Una notte, all’improvviso, con la fine della guerra e dell’occupazione nazista, i soldati tedeschi cominciano ad abbandonare il campo dopo aver fatto strage dei deportati rimasti. Guido riesce a nascondere Giosuè in una cabina dicendogli di giocare a nascondino e promettendogli di ritornare.

Guido nel frattempo va in cerca della moglie tenuta prigioniera nell’area femminile, ma viene scoperto, portato in un un vicolo e, dopo aver fatto l’occhiolino a Giosuè, come segno di addio, viene fucilato da un soldato tedesco.

Al mattino tutti vengono liberati, la guerra è finita e con essa il GRANDE GIOCO…

Giosuè esce dalla cabina in cui era stato tutta la notte nascosto in silenzio e viene infine salvato da un soldato americano, che lo fa salire sul suo carro armato!

Il bambino, convinto di aver vinto il premio finale, grida:

“È vero!”,

mentre guarda il carro armato.

Il film si conclude quando Giosuè, accompagnato in spalla dal soldato che lo ha trovato, riconosce sua madre, che cammina nel gruppo di prigioniere liberate e finalmente la riabbraccia, gridando felice:

“Abbiamo vinto!”. ( trama tratta da Wikipedia )

Lo spettatore si vede catapultato in un’oscillazione emozionale a 360 gradi:

dal tragico al comico, dall’orrore al gioco, dalla realtà alla finzione fino confondere le due…

Il premio Oscar era inevitabile e per l’argomento trattato e, e soprattutto per il come è stato trattato.

Sul piano formativo è un corso vero e proprio, un trattato  sul pensiero laterale, l’utilizzo della metafora in maniera magistrale, l’AMORE, il sacrificio nel senso vero e originale del termine.

Vediamoli uno ad uno:

  • Pensiero laterale- lo sviluppo del pensiero laterale è una abilità necessaria se si vuole vivere un’alta qualità di vita perché “obbliga” a guardare le cose da prospettive diverse da quella puramente soggettiva e questo, inevitabilmente, porta a scorgere angoli, virgole, ombre e luci di situazioni che altrimenti, se ingabbiato in un unico schema,  non coglieresti. Questo è quello che fa Guido o meglio è quello che Guido fa per necessità e per amore, visto che non può far vivere quella esperienza al figlio così come si presenta perché che è disumana, per cui escogita il famoso gioco, trasforma la realtà più tragica che un essere umano possa vivere in una esperienza, e così la vive il figlio, addirittura con l’entusiasmo che spinge a vincere…
  • Metafora- La metafora del gioco, al di là della necessità imposta per far vivere al bambino quella tragedia nel miglior modo possibile è da intendere in senso più ampio. Mi riferisco alla guerra come grande metafora, a popoli che si uccidono a vicenda, che giocano alla distruzione per vincere un “carro armato” ( la vana gloria, il vano potere )….. mai metafora fu più esplicita. Gli uomini che GIOCANO a farsi la guerra GIOCANDOSI la vita… non è proprio un gran premio morire nè tanto meno vivere uccidendo altri… per cosa poi? Tristissima e tremendamente vera realtà attuale…
  • Amore- C’è dimostrazione d’amore più grande del tentativo di protezione oltremisura per un figlio? Qui gli elementi ci sono tutti: protezione, leggerezza, sostentamento, priorità, mettere in secondo ordine le proprie paure per non farle percepire, per non lasciar trapelare neanche lontanamente il pericolo, per regalare serenità e spensieratezza a chi ancora non ha vissuto molto da potersi accorgere delle atrocità di cui l’essere umano è capace. E infine il sorriso, non c’è dimostrazione d’amore più grande del morire col sorriso affinché chi rimane si ricordi di te con leggerezza e non con peso. Che meravigliosa prova d’Amore, quello con la A maiuscola…
  • Sacrificio- Questo è un termine a cui io sono molto legata perché l’ho sentito molto spesso fin da bambina e, fino ad una certa età diciamo che l’eccezione a cui questa parola veniva legata non era proprio delle più edificanti. Da grande ne ho colto il vero senso a partire dalla sua etimologia, sacrificio vuol dire letteralmente rendere sacro! Meravigliosa questa prospettiva…eh già… cambia tutto, dal legarlo al dolore, alla restrizione, alla costrizione mi si è aperto il mondo sulla gioia del sacrificare o sacrificarmi, del rendere sacro ciò che sto facendo…. è un altro film! Questo concetto in questa pellicola assume il suo significato più elevato. Il sacrificio vissuto in piena gioia da parte di Guido, la fame, le fatiche, fino alla morte, sacrifici che hanno reso la sua vita è quella del figlio sacre…

Cosa dire di più se non di trarne la lezione più grande di tutte:

l’Amore vince SEMPRE…non c’è storia…?

 

 

 

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