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Io non ti avevo detto di non soffiare…

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C’era una volta un serpente che viveva nella strada principale della città. Era solito mordere tantissima gente.

Un giorno un santo andò a vivere nella stessa strada.
Il serpente avrebbe voluto mordere anche lui, ma quando vide il santo non lo poté fare perché costui stava nello stato di non-violenza e quando una persona è stabilizzata in questo stato, nessuno può mai essere violento in sua presenza.

Il santo visse lì per un po’ e dette insegnamenti al serpente finché questi non si sentì ispirato a smettere di mordere la gente.

Poi il santo lo benedì e se ne andò.

L’anno successivo, il santo tornò.

Questa volta vide che il serpente era in uno stato terribile. Aveva i muscoli a pezzi e la coda attorcigliata.
Tutti i bambini del vicinato, gli avevano tirato la coda e buttato sassi, tanto che il serpente era ormai mezzo morto.

Quando il santo vide in che condizioni si trovava, gli chiese:
“Fratello, come ti sei ridotto in questo modo?”

“Devo dire la verità?” chiese il serpente.

“Questo è il risultato di averti dato retta.
Tutti i ragazzini del vicinato mi hanno tirato e trascinato per la coda e preso a sassate.
Io ti avevo promesso che avrei rispettato la non-violenza, così non ho fatto nulla.”

“Ora io ti darò altre istruzioni”, disse il santo.

“Ti prego”, replicò la serpe, “fa che queste non peggiorino la situazione”.

“No, no, queste andranno bene”, disse il santo.

“Io ti avevo detto di non mordere, ma non ti avevo detto di non soffiare.
Quando qualcuno ti passa accanto, sibila, come se stessi per morderlo.
Così nessuno ti si avvicinerà”.

Il serpente seguì le istruzioni del santo.
Ogni volta che qualcuno andava nei pressi, la serpe drizzava la testa e faceva un suono come un fischio e potete star certi che nessuno le si avvicinò più.
I bambini smisero di tormentarlo è il serpente riacquistò la salute.
(Tratto da “I segreti del viaggio interiore”)
Questa storia ci insegna che i principi di nobiltà d’animo non devono andare a braccetto con l’immolarsi, anzi…

La bontà è una virtù che si esercita si con il porgere l’altra guancia, ma non inteso in senso fisico.

Il porgere l’altra guancia deve essere un’attitudine e cioè…non devo permettere a quel gesto fatto contro di me di inquinarmi con odio, rabbia, ecc., ma allo stesso tempo, a livello di azioni io mi devo difendere, proprio in nome del bene altrimenti lascio libero colui che esercita la violenza di continuare ad agirla su me e su altri.

Ricordo un proverbio che ripeteva spesso mia madre perché molto preoccupata per il mio modo di essere (…e ora la capisco… 😅)

“Chi ha pietà della carne degli altri la sua la mangiano i cani…”
Non bella come immagine , ma di certo rende l’idea.

Cosa voglio dire con questo?

…che se non hai ancora imparato a soffiare, devi farlo in nome dell’evoluzione tua e di chi ti sta vicino.
…perché i “cani” sono sempre lì pronti per un buon banchetto…

La prossima volta fatti trovare pronto, sorprendili e inizia a ringhiare, vedrai come corrono!

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