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Inside Out

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Film del 2015 che ha fatto avvicinare i più al complesso e intrecciato mondo delle emozioni in una maniera semplice, fruibile e, se vogliamo, anche logica…

Questo è un cartone che si dovrebbe proiettare nelle scuole più e più volte per far approcciare all’intelligenza emotiva, cosa che ad oggi è diventata abbastanza urgente…

Tra le altre cose, la più istruttiva del film è l’esaltazione della complementarietà delle varie emozioni perché, solo un’ampia rosa di emozioni vissute dà equilibrio e non il contrario.

Nel film questo è riportato alla perfezione.

Protagoniste assolute della pellicola 5 emozioni base:

Le 5 emozioni base e quindi i protagonisti del film, sono ispirati alle teorie dello psicologo americano Robert Plutchik, secondo il quale tutti noi abbiamo otto emozioni base, organizzate in coppie di opposti:

I geni della Disney Pixar, si sono ispirati proprio a questo, a questa teoria emozionale che considera le emozioni come risposta adattiva agli stimoli della vita.

Plutchik chiamò questo schema “Sintesi psico-evolutiva”: la paura, per esempio, ci fa stare alla larga da situazioni di pericolo, mentre il disgusto ci fa evitare sostanze che potrebbero avvelenarci.
Associare un’emozione a un ricordo, per esempio, fornisce a quest’ultimo un contesto e lo rende più forte.

Le ghiandole surrenali producono ormoni che vanno ad attivare l’amigdala, una coppia di ghiandole delle dimensioni di una tonsilla nei due emisferi del cervello.
L’amigdala si trova sopra all’ippocampo, grossomodo l’equivalente del “Quartier Generale” del film.
Le cinque emozioni danno vita all’amigdala e associano contenuti emotivi ai nuovi ricordi premendo un grande pulsante sulla loro console: è qualcosa di simile a ciò che fanno i neuroni dell’amigdala quando mandano segnali all’ippocampo.

La memoria umana si divide in due aree: a breve termine e a lungo termine.
I ricordi della bambina (protagonista della pellicola) vengono mandati attraverso delle tubature alla “Memoria a Lungo Termine”, un immenso archivio di enormi scaffali dove un paio di personaggi decidono quali di essi buttare nella discarica perché ormai inutili.

Le 5 emozioni stanno in una sorte base di controllo, nel già citato Quartier Generale, che ha sede nella psiche, e da quella postazione privilegiata decidono di intervenire, a seconda del contesto, nella vita della bambina che è stata loro assegnata, bambina che intorno ai 10 anni si trova a gestire il primo grande trauma della sua vita, un trasferimento per cui si trova a dover abbandonare la vita di prima, gli amici, la squadra, la scuola e questo, ovviamente le crea un grande scompiglio emotivo.

Come tutti noi, la bambina in questione, è guidata dalle sue emozioni, le stesse 5 che vivono nel Quartier Generale di ognuno…😉

Nonostante Gioia, la principale e più importante delle emozioni della bimba che ha avuto la meglio fino ad allora, tenti di mantenere un approccio positivo, le altre 4 emozioni sono in disaccordo su come meglio affrontare il cambio di città, casa e scuola.
..ed è da qui che parte il vero corpo del film, corpo che porta alla conclusione più formativa: ogni emozione ha la sua importanza nella vita di ogni individuo perché dietro ad ognuna c’è un’intenzione buona, anche in quelle che apparentemente non sembrano avere nulla di positivo.

Sorprendentemente sarà proprio grazie a Tristezza, per esempio, che la bambina capirà l’importanza della crescita, del cambiamento e imparerà a mescolarla con le altre, questo le darà la famosa ricchezza di vita…

Così come la paura e la rabbia avranno rispettivamente il compito di preservare e di sfogare… di proteggere e di combattere le ingiustizie.
Tristezza guiderà alla riconciliazione al ricongiungimento…

Un vero e proprio giro di boa del film si avrà nel momento in cui c’è il rischio di distruggere tutti i ricordi e le memorie belle a causa del perdurare di emozioni “negative” ma per fortuna questo non avviene proprio perché si lascia spazio di azione a tutte e non solo ad una…
Io lavoro diciamo prevalentemente con mente ed emozioni e una delle cose più impegnative a cui sono chiamata è far consapevolizzare alle persone il fatto che i due devono essere alleati, non antagonisti.

Una mente forte dà equilibrio alle emozioni così come emozioni equilibrate sono ossigeno per la mente.
Ancora più complesso risulta il far digerire che quando si parla di equilibrio emozionale, nella rosa delle emozioni sono contemplate anche quelle “negative” (utilizzo questo termine per semplicità di accezione, ma non ci sono emozioni negative… )

I ragazzi di oggi sono, per lo più abituati ad una vita diciamo “leggera” e comoda…
C’è una forte ignoranza emozionale che la fa da padrone, nel senso che si tende ad evitare l’ostacolo, il dolore, la fatica, risulta quasi completamente non pervenuta la pazienza…
e questo è un male, la vita è costellata di oscillazioni, di stagioni, di ritmi diversi, la varietà è nella natura dell’uomo e questo vale anche per la questione emozionale.

Le emozioni guidano la nostra percezione del
mondo, i nostri ricordi, il metro di giudizio…
La mente filtra in base ai riferimenti del passato.
In un certo senso è come se le emozioni organizzassero la parte più razionale.
La loro alleanza è vitale per vivere una vita piena.

Ultima nota…
La nostra mente, se mal supportata dalle emozioni, può distorcere i nostri ricordi facendo danni nel presente.
Se la mia parte emozionale mantiene un significato negativo ad un evento accaduto, questo inevitabilmente me lo riporto nella vita presente e influenzerà il mio modo di approcciare alle cose…
I ricordi non sono quasi mai lineari, ma vengono “riassemblati” a partire da informazioni sparse.
Per cui la memoria può essere modificata e le maggiori responsabili di questo processo sono proprio le emozioni…ecco perché è così importante che nel Quartier Generale si faccia un ottimo lavoro!

 

 

 

 

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