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Il potere della gentilezza

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Quando si parla di gentilezza il rischio che si corre è doppio: da un lato rischi di perdere tutte quelle persone che “non devono chiedere mai” proiettate costantemente sul risultato, quelle persone come dire, che hanno come Focus principale solo il “successo” perché pensano che la gentilezza sia cosa da donne, da peace and love, da buonisti.

…dall’altro rischi di diventare il paladino dei “peace and love” (quelli di sole parole non di fatti), di coloro che stanno più con la testa fra le nuvole che altro, di quelli che campano di teorie, di frasi fatte, di “crescita personale e spirituale” (fittizia) e che utilizzano ogni cosa come esca per sparare a zero su chi non la pensa come loro.

Quindi…onde evitare rischi e pericoli di questo genere, chiarisco bene cosa intendo per gentilezza.

La gentilezza di cui parlo io non è quella del buon giorno, buona sera, del sorriso a tutti i costi, dell’etichetta, della portiera aperta o cose di questo tipo, che comunque fanno piacere, la gentilezza di cui parlo io è fatta di tutt’altra pasta.

È quella grazie alla quale non fai pensieri sporchi , inquinati e malevoli sulle persone, ma concedi sempre il beneficio del dubbio, è quella dell’ascoltare fino in fondo con interesse chi ti sta parlando o di dire tranquillamente di non essere interessato all’argomento invece di far finta di ascoltare.

La gentilezza è quell’arte che detta la moda del buon senso grazie a cui ti sentì libero di esprimere chi sei in ogni contesto, che ti e si accoglie come un essere che merita accoglienza, che l’unica etichetta che riconosce e rispetta è quella della connection.

La gentilezza è quel modo di guardare che ti fa sentire “riconosciuto”, quello sguardo che è come se ti dicesse:”io ti vedo, riconosco la tua natura divina”.

La gentilezza di cui parlo io è un modo di guardare le cose e riconoscere un lato buono anche nella cosa più buia, è il “vedere” al di là di ciò che appare, è scorgere un Abele in ognuno.

La gentilezza di cui parlo io è un dono insito in ogni essere umano perché è marchiata nell’anima di ognuno, bisogna solo farle spazio, riammetterla tra le doti più importanti, ecco perché è importante allenarla fin da piccolini e di questo responsabili sono gli adulti:
genitori, insegnanti, adulti significativi…
Insieme alle ricompense per un buon voto, per una gara vinta, per essere stato più bravo di altri bisognerebbe iniziare a premiare gli atti di gentilezza, di cortesia nei confronti degli altri, specialmente quando non si può ottenere nulla in cambio…

Quando arrivi a ricordare la natura vera dell’essere umano e torni ad essa, quando riprendi in mano la tua libertà (di cui la gentilezza è parte preponderante), acquisisci il più grande potere che un uomo possa avere.

Fin da piccoli ci fuorviano sul concetto di potere tanto che nell’accezione comune la parola potere è spesso accomunata a forza intesa più come qualcosa di fisico o di dominio sugli altri, ma se si va un pochino più in profondità ci si accorge che il potere, quello vero, non vibra a frequenze così basse, il potere a cui mi riferisco è prerogativa di animo nobile, di connessione, di sapere di essere parte di un tutto e di essere connesso ad ogni cosa, ecco perché in una dimensione come questa la gentilezza diventa naturale perché ciò che fai a qualcuno è come farlo a te e viceversa, non solo come modo di dire o qualcosa che sai a livello di testa, in questa dimensione è qualcosa che SAI a livello di cellule, di anima…

Sembra complesso perché, purtroppo, per tornare a questo e renderlo fruibile bisogna spiegarlo e quindi portarlo ad un livello più basso di quella che è la sua natura, ad un livello razionale, ma se può servire e “svegliare” qualcuno allora che ben venga.
In fondo la gentilezza è una cosa semplice per un animo nobile…

Meditate gente…meditate…

 

 

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