Come rendere preziosa una rottura

Sempre di più i rapporti sia lavorativi che personali, finiscono per ignoranza emotiva non per mancanza d’amore, e questo è un vero peccato.
I nostri tempi ci portano a correre, correre, correre come se stessimo sempre a rincorrere qualcosa e quando capita, raramente, che ci si ferma si riesce a vedere per un attimo il “non senso” di tutta questa affannosa corsa, ci si chiede il motivo, che spesso non si trova o non è dei più edificanti, ma poi si torna nell’ipnosi collettiva e si riparte da dove ci si era fermati…

Le relazioni sono diventare secondarie rispetto al correre, non che non ci siano, ma non vengono curate come si converrebbe, vengono dopo il risultato, il lavoro, il denaro, il successo.

Ovvio che sto generalizzando ma se leggi tra le righe… neanche troppo.

Siamo chiamati a performare e alzare costantemente l’asticella e fin qui nulla di male se non fosse per il fatto che gran parte delle volte il prezzo da pagare è davvero troppo alto.

L’attitudine ad alzare gli standard in sé è giusta, peccato che si utilizzi troppo spesso per cose sbagliate o si utilizzi “solo” per un aspetto della propria vita (che non è quasi mai quello personale o relazionale…)

Spesso a farne le spese non è il lavoro, la professione, i risultati ma le relazioni.

Nel nostro mondo occidentale è talmente radicata oramai la cultura dell’usa e getta che è diventato un modus operandi anche nei rapporti.

-Sei stata la persona più importante della mia vita, ho condiviso con te gioie e dolori, esperienze uniche, ma ora non rispondi più ai miei comandi? Che problema c’è? Ti ho usato e ora ti butto via… non sei indispensabile!

-Sei stato un socio, collega, partner professionale esemplare, creativo, risolutivo, essenziale, innovativo, etico, affidabile ma adesso è un momento no? Che problema c’è?
Ti ho usato e ora “quella è la porta”…

-Mi sei stato vicino nel momento più impegnativo della mia vita e adesso avresti bisogno di me ma sono troppo preso dal lavoro? E che problema c’è? Ti ho usato e ora ti butto via…..

Troppo esagerata?
Purtroppo niente affatto, mi sono mantenuta morbida…

È vero e condivido in pieno che siamo tutti utili e nessuno indispensabile, ma questo non si deve e non si può tradurre in un freddo “arrivederci e grazie” ( quando va bene ).

Le persone sono la risorsa più preziosa che il mondo ha e come tali vanno curate, meritano attenzione, modi gentili e soprattutto opportunità.

Non c’è rottura da cui non si possa generare ricchezza se ben gestita.

In Giappone c’è una meravigliosa usanza che rappresenta ciò che sto dicendo.

Quando si rompe un vaso i cocci vengono rimessi insieme utilizzando una particolarissima tecnica chiamata Kintsugi, che consiste nell’assemblare i pezzi con una lega contenente argento, oro o platino a sostegno del fatto che una cosa che si rompe può essere resa ancora più preziosa dopo la rottura rimettendola insieme con leghe preziose che, nei rapporti umani potrebbe essere tradotto in buona volontà, ascolto, amore e gentilezza.

Secondo i Giapponesi infatti, il vaso rotto e riparato rappresenterebbe la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé, anche la rottura è un cambiamento.
La vita in effetti, non è mai lineare anzi, presenta sempre delle spaccature, delle rotture che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi.
Visto che questi cambiamenti, queste esperienze ci portano maggiore ricchezza di vita, maggiore esperienza, maggiore spessore, anche il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica e che, proprio per questo, lo ha impreziosito.

Io non sono per lo stare insieme a tutti i costi, la libertà prima di tutto… ma sono di certo per la gentilezza, l’empatia, la persona prima di ogni cosa…
Basta solo un po’ di buon senso e di umana saggezza.
Pensaci la prossima volta che scarichi qualcuno come uno scarto invece di mostrare compassione e gratitudine verso chi…per un pezzo della tua vita, ne è stato parte…

“Ciò che oggi scarti un tempo è stata una tua scelta…”?

 

 

 

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